venerdì 26 agosto 2016

This is Albion: Rhyl e Conwy

Ci risiamo, il richiamo era troppo forte, si pensava di cambiare meta per questa estate, si pensava di dover rinunciare alle vacanze per varie vicissitudini, ma alla fine in un modo o nell'altro, ci siamo ricapitati.. ed eccoci, io e Silvia, sul suolo britannico ancora una volta ed è stato ancora fantastico, mai queste Terre mi deluderanno, mai potranno apparire poco attraenti ai miei occhi, questa volta il nostro viaggio ci ha portati a toccare non solo l'Inghilterra, ma anche il Galles del Nord e la Scozia, i cosiddetti "Scottish Borders".
Come al solito risiediamo a Preston, dove assisteremo a due partite del Preston North End, perchè il football ed in particolare il PNE non potrebbero mai mancare in questi viaggi in Terra d'Albione, ma sfruttiamo al massimo i cinque giorni pieni a nostra disposizione organizzando un itinerario che mi entusiasmava già da parecchi giorni  e che adesso che siamo qui non vedo l'ora di poter vivere di persona.
L'arrivo a Preston è come ogni volta un susseguirsi di emozioni, sta cominciando a diventare una città famigliare, ma non sarai mai una cosa normale arrivarci, ogni luogo mi riporta a ricordi di viaggi passati, ma ogni volta sono pronto a vivere nuovi momenti magici ed indimenticabili.
Il primo giorno disponibile è venerdì, siamo arrivati all'aeroporto di Manchester la sera precedente, e subito si tratta di un viaggio "impegnativo" dato che ci svegliamo alle 6 di mattina per prendere il treno che ci porterà da Preston al Galles del Nord e precisamente prima a Rhyl e poi a Conwy.
La giornata è bellissima, a Preston c'è qualche nuvola, ma le previsioni dicono che in Galles ci sarà il sole, prendiamo il treno delle 6.57 che a differenza delle corse successive fa un solo cambio a Warrington. E proprio qui abbiamo una sorpresa che ci allarma... treno in direzione di Holyhead cancellato!! Vabbè... portiamo pazienza, facciamo colazione in stazione ed attendiamo il treno successivo che arriva circa un'ora dopo, l'entusiasmo è talmente alto che supera di gran lunga la delusione per questo ritardo che potrebbe un pò complicare i nostri piani.
In ogni caso arriviamo a Rhyl intorno alle 10,00, non c'è ancora in giro molta gente, la città è tranquilla e subito andiamo sul lungo mare dove regna la tranquillità, in spiaggia non c'è ancora praticamente nessuno e tira un vento forte e freddo, si sentono solo i gabbiani e qualche bar che sta iniziando ad aprire.









Sul lungo mare le giostre sono ancora ferme, passeggiamo ammirando il mare e scattando qualche foto, poi, visto che a questo orario (a questo punto è andata bene cosi, se fossimo arrivati addirittura un'ora prima...) la città "ancora dorme" decidiamo (o meglio... decido...) di andare a visitare il "Bellevue", o "Corbett Stadium", la casa del Rhyl FC, la squadra gallese per la quale da diversi anni nutro una piccola, ma bella simpatia... non nego che la scelta di visitare questa città non sia stata un caso..  camminiamo tornando verso la stazione e poi da lì, attraversando un parco, intravediamo finalmente i riflettori dello stadio.







Arriviamo, sembra tutto chiuso, c'è un piccolissimo Club Shop improvvisato, ma non c'è nessuno, ma avvicinandoci scopriamo che c'è un cancello aperto che ci conduce dritti dritti all'interno dello stadio!
Una piacevole sorpresa che non mi aspettavo... non mi sembra vero di poter essere entrato senza dover chiedere niente a nessuno.. c'è l'addetto al campo che sta annaffiando il terreno di gioco, non ci dice nulla, quindi restiamo dentro parecchi minuti a scattare foto e ad ammirare questo piccolo, ma accogliente stadio, immagino a questa piccola squadra gallese "The Lilywhites" (stesso nickname del mio Preston NE) giocare qui dentro, immagini gli spalti occupati dai suoi tifosi che in un certo senso si "accontentano" di questo football così lontano dai fasti della Premier League Inglese o di altri campionati, il Rhyl gioca nella massima serie gallese, ma ben conosciamo che il livello di questo campionato è probabilmente pari a quello della non-league inglese.







Quando usciamo salutiamo e ringraziamo il giardiniere, persona di pochissime parole, e d'incanto troviamo lo shop aperto... poi capisco che è stato aperto apposta per noi, vedendo delle persone cosi interessate allo stadio hanno evidentemente fiutato l'affare... infatti acquisto una maglia di un paio di stagioni fa, una spilla, un match-programme ed un libro che celebra la stagione 2008-09 durante la quale il Rhyl si laureò Campione del Galles.



Anche le persone che gestiscono lo shop sembrano molto riservate ed anche quando spiego che arrivo dall'Italia non sembrano interessati... l'unico gesto simpatico è che, vista la spesa fatta, mi regalano una seconda spilla.
In ogni caso saluto e ce ne andiamo certamente soddisfatti, chissà cosa avranno pensato di noi, manterrò di sicuro un ricordo piacevole di questo stadio e continuerò a seguire con simpatia le vicende di questa squadra del Galles del Nord.
Torniamo a piedi sul mare attraversando il centro città nel quale ci sono negozi e gli immancabili pub, adesso la città sembra essersi svegliata, anche le giostre sono aperte, c'è un pò di gente sulla spiaggia ed all'ora di pranzo mangiamo il classico fish & chips in un tipico locale sul lungo mare che ci fa sentire a tutti gli effetti in mezzo alla gente del posto, Rhyl è certamente una città meno turistica rispetto a Llandudno ad esempio, città del Galles del Nord vicina e sempre sul mare che avevamo visitato tre anni fa, ed anche il lungo mare è molto meno affollato e non ci sono bancarelle, mercati o particolari attrazioni.




Nel primissimo pomeriggio torniamo in stazione per spostarci ancora più in su, a Conwy, città sempre sul mare, ma caratterizzata anche dalla presenza di un imponente castello che la domina in modo spettacolare.
Il treno che ci porta a Conwy è piccolo e vecchio e mi fa sentire ancora di più nel vero Galles, c'è un pò di agitazione perchè Conwy è una fermata "a chiamata", il treno lì si ferma soltanto se ci sono passeggeri che devono scendere, quindi avvisiamo subito il controllore, sperando che si ricordi di noi!
Tutto va bene, anche altri passeggeri devono scendere a Conwy ed il treno si ferma, al primissimo impatto mi innamoro subito di questa piccola cittadina, la stazione è piccolissima, non c'è nemmeno la biglietteria e già da qui si intravedono le mura del castello.
Facciamo una piccola scala esterna e siamo già fuori dalla stazione e ci addentriamo in un paesaggio quasi fiabesco, nella piazza principale, la Lancaster Square, c'è la statua di Llewelyn ap Iorwerth (Llewelyn the Great) (c. 1172 – 11 April 1240)  che fu un Principe di  Gwynedd nel Galles del Nord che dominò l'intero Galles per 40 anni.
Dalla piccola, ma bellissima piazza si scende verso la Rose Hill Street, una via davvero caratteristica, piena di negozi tipici con le specialità locali, resto subito affascinato e vorrei non dovermene più andar via... 












Scendiamo lungo la via, si intravede il mare al quale arriviamo pochi minuti più tardi, qui a differenza di Rhyl e Llandudno non c'è la spiaggia, ci sono molto vecchie barche attraccate con sullo sfondo l'imponente castello e lo scenario è veramente meraviglioso; molte persone stanno pescando e sul lungo mare ci sono molti attrezzi usati appunto dai pescatori, qui ci sono diversi turisti, per la maggior parte, credo, giudicando dalla lingua parlata, arrivano dall'Inghilterra o da altre parti del Galles, e c'è fila per visitare la "Smallest house in Great Britain", una piccolissima costruzione definita, appunto, la casa più piccola di tutta la Gran Bretagna.












L'intera città è contornata dalle antiche mura sulle quali passeggiamo per un certo tratto potendo così ammirare il panorama e la città dall'alto, andiamo poi verso l'ingresso del castello, ma non abbiamo abbastanza tempo per visitarlo e preferiamo quindi continuare a visitare questa splendida cittadina che è entrata di diritto nel mio cuore e tra le preferite tra quelle visitate nei miei viaggi... e poi il Galles esercita sempre un fascino per me irresistibile, spero davvero di poter tornare quanto prima in queste zone.










Arriva il triste momento di salutare anche Conwy, arriviamo in stazione, ma ci accorgiamo che per raggiungere il binario 2, dove arriverà il nostro treno, bisogna nuovamente uscire e tornare in strada per poi girare intorno alla stazione per arrivarci... per fortuna eravamo arrivati in anticipo altrimenti sarei stato destinato a restar lì per la notte visto che non ci sarebbero poi stati altri treni... beh.. a pensarci bene non sarebbe stato affatto male, ma non me lo sarei potuto permettere dato che il giorno successivo sarebbe stato... il giorno del football a Preston!


Il treno che ci riporta a Preston è intorno alle 18, stavolta dobbiamo fare due cambi, a Crewe ed a Chester, il viaggio è abbastanza lungo, ma sono convinto che ne è assolutamente valsa la pena, Conwy resterà per sempre nel mio cuore, spero di tornarci un giorno anche se solitamente preferisco visitare nuove città.

sabato 4 giugno 2016

Quando Finney affrontò Eusebio

Tutti conosciamo la storia di Sir Tom Finney, la grande leggenda del Preston North End e della Nazionale Inglese, ma forse qualcuno non sa di quella volta che il campione inglese affrontò in un match europeo Eusebio, il giocatore portoghese più forte di sempre.
Finney terminò la sua fantastica carriera con il Preston North End nel 1960, giocando la sua ultima partita ufficiale il 30 aprile di quell'anno a Deepdale contro il Luton Town, una carriera che lo ha visto protagonista in campo e fuori, grazie alla sua personalità che lo ha reso un esempio ed un campione agli occhi di una città intera, la sua Preston.
Abbiamo già scritto molto su questo grandissimo uomo, che purtroppo ci ha lasciati il 14 febbraio 2014, si potrebbe scrivere all'infinito delle sue prodezze sui campi di calcio, ma anche di quanto fatto per la sua città e la sua Nazione durante e dopo la sua carriera da calciatore, ma questa volta vogliamo raccontare una storia particolare alla quale avevamo già accennato scrivendo a proposito della storia di questo compianto campione.
Sir Tom, come ben sappiamo, ha sempre giocato gare ufficiali per il Preston North End e per la Nazionale Inglese, rendendolo una leggenda del Club del Lancashire oltre che dell'intera Inghilterra, ma ci fu un'eccezione, un'eccezione molto particolare che all'età di 41 anni gli consentì di giocare una partita europea per Club, un'opportunità che purtroppo il North End non gli aveva mai dato, e di affrontare una squadra portoghese fortissima come il Benfica sfidando di conseguenza la stella di quella squadra, il leggendario Eusebio.
Tutto questo avvenne nel 1963, Finney, come detto, si era ritirato nel 1960 ed all'età di 41 anni non avrebbe probabilmente mai pensato di poter calcare ancora una volta i campi da calcio, perlomeno in modo ufficiale, ed addirittura di poter giocare una partita europea contro il grande Benfica del grande Eusebio, questa opportunità non gliela diede il suo PNE o un'altra squadra inglese, magari una di quelle che in Europa ci giocava ogni stagione, ma il semisconosciuto Distillery, Club nordirlandese, oggi chiamato Lisburn Distillery, con sede proprio nella città di Lisburn che si trova nelle vicinanze di Belfast e che è situata sul fiume Lagan che la divide tra le contee di Antrim e Down.
Il Distillery aveva infatti conquistato il Titolo di Campione nel campionato dell'Irlanda del Nord nella stagione precedente, la 1962-63, guadagnando così per la prima volta nella sua storia l'accesso al primo turno della Coppa dei Campioni nella stagione 1963-64.
Per il Distillery quello fu il sesto Titolo conquistato dopo quelli delle stagioni 1895–96, 1898–99, 1900–01, 1902–03, 1905–06 (condiviso con Cliftonville), il primo però che gli concesse di giocare in Coppa dei Campioni (istituita solo nel 1955), ma anche l'ultimo della sua storia sino ad oggi, e quindi la partita contro il Benfica sarebbe stato un evento storico ed importantissimo per il piccolo Club nordirlandese che andava a sfidare un Club invece glorioso e blasonato che aveva conquistato la massima competizione europea nelle stagioni 1960-61 e 1961-62 ed arrivando in finale anche in quella successiva e precedente a questa edizione. 

Distillery 1962-63


I festeggiamenti per il Titolo conquistato nel 1963
Benfica 1963-64

La partita di andata da giocarsi al Windsor Park di Belfast (stadio del Linfield) era in programma per il 25 settembre 1963 e per questo giorno così importante il Club era probabilmente in grande agitazione, ma allo stesso tempo voleva che la squadra potesse fare la miglior figura possibile dinnanzi al Benfica ed a tutta l'Europa, per il proprio prestigio, ma anche per quello di tutta l'Irlanda del Nord, Nazione non abituata a partite di questa importanza.
Quella per il Distillery sarebbe stata la partita più importante in tutta la sua storia, negli anni a venire nel 1970 sfidò in Coppa Uefa il Barcellona, ma fu questa, contro il Benfica, la partita che tutti avrebbero ricordato per sempre.
Per tutti questi motivi Mr George Eastham, manager del Distillery, pensò che per poter affrontare una squadra così forte gli sarebbe servito un grande giocatore, uno che fosse disponibile a giocare questa unica partita e libero da contratti professionistici con altri Club... fu così che il suo pensiero andò subito ad un grande campione "in pensione", ma ancora nella forma fisica giusta per poter giocare questi novanta minuti così importanti per la sua squadra, quel campione era ovviamente il leggendario Tom Finney, un "One man Club" che però sarebbe stato forse disposto a vestire una maglia diversa, ma sempre bianca, da quelle di PNE e Nazionale Inglese, per poter realizzare il sogno di giocare una partita europea per Club.
La parte difficile per Eastham era proprio quella di riuscire a convincere Finney e per farlo il 15 agosto 1963 attraversò il Mare d'Irlanda per andare a Preston dove incontrò di persona l'ex campione presso gli uffici della sua attività a Moor Lane.
Finney a quei tempi si allenava una sera alla settimana con la squadra giovanile del Preston NE per mantenersi in forma in vista dei vari eventi al quale era chiamato a partecipare come ad esempio testimonial match e partite di beneficenza e quindi un suo eventuale impiego nella partita contro il Benfica non sarebbe stato in nessun modo fuori luogo, anzi la classe che lo aveva contraddistinto sui campi di calcio era ancora ben intatta ed avrebbe certamente potuto fare gran comodo al Distillery che non disponeva assolutamente di giocatori del suo livello... anche a 41 anni Finney sarebbe stato senza ombra di dubbio la stella della squadra nordirlandese e con la sua classe avrebbe potuto condurre in compagni di squadra a compiere una grande impresa, proprio quello che voleva Eastham.
Certo, per prepararsi a quella partita Tom Finney avrebbe dovuto comunque intensificare il suo programma di allenamenti, un conto era giocare saltuariamente partite senza nulla in palio, un altro era affrontare, anche se solo per novanta minuti, il Benfica, squadra composta da grandi campioni internazionali, ma probabilmente questo per lui non rappresentava un grande problema... il problema vero era forse quello di dover rappresentare una squadra che non era il Preston North End, una squadra che non sentiva sua.
In qualche modo però, nonostante i dubbi manifestati dal campione, Eastham riuscì nell'impresa di convincerlo e proprio in quel giorno Finney venne ufficialmente registrato per giocare quella partita, solo ed esclusivamente quei novanta minuti, mentre non avrebbe partecipato alla trasferta a Lisbona, in Portogallo, per la partita di ritorno.
Nei giorni che precedettero la sfida Finney si allenò con serietà ed impegno volendo onorare, come nel suo stile, l'impegno preso garantendo così che avrebbe fatto del suo meglio per il Distillery.
L'attesa a Belfast era alta, in un giorno solo Windsor Park avrebbe ospitato Finney ed Eusebio, il Distillery, una delle tante squadre della città nordirlandese e non di certo la più vincente e famosa, avrebbe avuto l'onore di avere un fuoriclasse nella sua formazione, già, Tom Finney avrebbe indossato la maglia dei Whites, per una volta sola, ma a quei tifosi, a questo Club, sarebbe bastata, sarebbe stata abbastanza per poter dire di averlo potuto vedere giocare a football e per di più di averlo potuto ammirare mentre rappresentava proprio la loro squadra.
Arrivò poi il giorno della sua partenza per Belfast dall'Aeroporto Speke di Liverpool, conosciuto anche con il nome commerciale di Liverpool John Lennon Airport, dove, prima di salire a bordo dell'aereo, dichiarò "Non vedo l'ora di giocare la partita, ho accettato con riluttanza, ma lo farò solo per questo unico match e farò del mio meglio".
Finney incontrò i suoi improvvisati compagni di squadra solo il giorno della partita, posso immaginare l'emozione di quei ragazzi, ma anche di quanto fossero onorati di poter giocare al fianco di Finney, un campione che tutti conoscevano ed ammiravano; Eastham decise di schierarlo al centro dell'attacco e di affidargli la fascia di Capitano, un riconoscimento dovuto non solo per il fatto che avesse accettato di giocare questa partita, ma anche e soprattutto per la sua esperienza e per quanto fatto nel corso della sua lunga e gloriosa carriera.

Queste le formazioni che scesero in campo in quella notte storica:

Distillery: Kennedy, Meldrum D., Patterson, Kennedy, Gregg, Ellison, Campbell, Meldrum J., Anderson, Finney, Hamilton

Benfica: Pereira, Cavem, Raul, Cruz, Germano, Humberto, Eusebio, Serafim, Yauca, Coluna, Simoes


Tutto era pronto al Windsor Park di Belfast, uno stadio che aveva già portato fortuna a Finney dato che proprio lì giocò la sua prima partita con la maglia della Nazionale Inglese, fu anche la prima partita del dopoguerra per l'Inghilterra, segnando anche un gol nella netta vittoria per 7-2 degli inglesi contro la Nazionale Nordirlandese, ed ancora lì segnò il suo trentesimo ed ultimo gol per i Tre Leoni segnando il gol del definitivo pareggio per gli inglesi nel 3-3 finale della partita giocata nel 1958 sempre contro l'Irlanda del Nord.
E fu 3-3 anche quella volta a Windsor Park, ma stavolta ad affrontarsi erano il Distillery ed il Benfica, fu un pareggio assolutamente di grande prestigio per gli irlandesi ed il contributo di Finney fu decisivo tanto che un articolo di quei tempi diceva che l'ex giocatore del Preston causò ai tifosi irlandesi due sentimenti opposti, quello del giubilo per la sua grande prestazione, e quello del dispiacere perchè già sapevano che il campione non avrebbe giocato la partita di ritorno a Lisbona dove poi il Distillery avrebbe perso per 5-0 venendo così eliminato dalla competizione europea.
Ma quella resterà per sempre una notte storica per il Distillery e per l'Irlanda del Nord, a Windsor Park andò di scena un grandissimo spettacolo e la squadra di casa riuscì nell'incredibile impresa di segnare tre gol al fortissimo Benfica fermandolo su un inaspettato e sorprendente pareggio.
Quella notte c'era un'atmosfera molto particolare a Belfast ed a Windsor Park i  19.326 tifosi accorsi nonostante la forte pioggia erano eccitati per questa partita così inedita e prestigiosa, accorsero in tanti per vedere il piccolo Distillery sfidare il grande Benfica, ma anche per vedere con i propri occhi le gesta di due fuoriclasse come Finney ed Eusebio, un "amico per una notte" ed un "nemico per questa notte e per quella di Lisbona", ma entrambi rispettati per le loro rispettive carriere e per la loro innegabile classe che li contraddistingueva in campo e che li faceva subito sembrare i più forti tra i 22 che si sfidavano.
Sotto quella pioggia torrenziale non servirono i riflettori di Windsor Park per illuminare Finney che subito dopo nemmeno un minuto di gioco riuscì a liberarsi tra i difensori portoghesi e ad innescare con un passaggio preciso l'accorrente Kennedy che calciò a rete battendo il portiere avversario e trovando così l'immediato gol del vantaggio per gli irlandesi.
La maggiore esperienza permise ai lusitani di trovare dopo pochi minuti, al 15°, il gol del pareggio con Serafin, ma al 25° un'altra magia di Finney permise ad Hamilton di riportare in vantaggio il Distillerey per la gioia del pubblico, incredulo, ma entusiasta nel vedere la propria squadra prevalere sui campioni portoghesi.
Il vantaggio della squadra di Eastham resistette quasi fino all'ora di gioco, ma poi ci pensò proprio Eusebio a riportare il risultato in parità al 58° e soltanto due minuti più tardi il Benfica realizzò anche il gol del 2-3 firmato ancora una volta da Serafin.
A questo punto il pubblico di Windsor Park sembrava doversi rassegnare, ma qualcuno ancora non si voleva arrendere, era il Capitano della squadra, era la leggenda del Preston North End, era quel 41enne che correva ancora come un ragazzino, era quel "ragazzino" che quella sera vestiva la maglia bianca non del PNE, non dell'Inghilterra, ma del piccolo Distillery, era Tom Finney che con la sua consueta classe deliziò ancora una volta quei tifosi, che per una notte ebbero il privilegio di poterlo ammirare, regalando loro un'altra giocata decisiva che permise ai Whites di segnare ancora, stavolta con Ellison, di vivere un sogno che sarebbe stato ricordato per sempre nella storia del Club.
Finì 3-3, fu uno spettacolo irripetibile, la prestazione di Finney sarebbe stata ricordata per gli anni a venire ed i fortunati presenti al Windsor Park quella sera avrebbero certamente potuto raccontare quello che vissero, il susseguirsi di emozioni, la sofferenza, la paura, la speranza ed infine la gioia per quel pareggio insperato, quel pareggio prestigioso che valeva come una grande vittoria.
Non ci sono grandi dettagli su quanto accadde alla fine di quel match, immagino che compagni ed avversari si complimentarono con quel "ragazzino di 41 anni", immagino che la folla era entusiasta ed incredula per quanto aveva visto, ma mi piace soprattutto immaginare, e sono convinto che sia successo per davvero, che i due grandi campioni, Finney ed Eusebio si salutarono e si fecero i complimenti a vicenda, quella sera brillò soprattutto la stella del giocatore inglese, ma la fama e la classe del portoghese non era di certo in discussione ed il rispetto tra quei due uomini era certamente lo stesso.
In quella battaglia in mezzo alla tempesta in quella fredda notte sotto il cielo di Belfast due stelle illuminarono il Windsor Park, due campioni diversi, di epoche diverse, Finney era purtroppo alla fine della sua carriera già da tre anni, mentre Eusebio era nell'apice dei suoi anni da calciatore, due grandissimi di questo sport che a loro modo lasciarono per sempre il segno "incrociandosi" solo una volta, solo quella notte. 
Fu incredibile come Finney a 41 anni e ritiratosi dal calcio da tre anni riuscì a giocare quella partita per tutti i novanta minuti deliziando la folla con le sue splendide giocate di classe e soprattutto rendendosi protagonista assoluto soprattutto in occasione di tutti i gol realizzati dal Distillery, anche quella sera questo grande campione dimostrò di essere un calciatore immenso, ma anche un uomo d'onore, un uomo, prima che un calciatore, che onorò al meglio l'impegno preso, rispettando nel migliore dei modi la parola data mettendo in campo tutto quello che poteva dare... che come al solito era tanto, davvero tanto..
Finney fu decisivo in campo, ma riuscì anche a trasmettere ai suoi compagni di squadra la convinzione di poter giocare una grande partita incoraggiandoli prima di entrare in campo a non soffrire di nessun tipo di complesso di inferiorità nei confronti dei rivali, dando a questi giocatori inesperti in campo europeo una grande iniezione di fiducia, di certo le parole di questo grande campione diedero uno stimolo in più a tutta la squadra che scese in campo con la giusta cattiveria agonistica che gli permise di affrontare alla pari i campioni portoghesi costringendoli a tornare a casa con in tasca soltanto un pareggio.
A fine partita Finney si dichiarò contento di aver potuto aiutare questa splendida squadra a pareggiare contro una delle più grandi squadre del mondo augurando ai suoi compagni di far bene anche nella partita di ritorno a Lisbona... già, a Lisbona non andò per niente bene, ma a Lisbona non c'era lui.. e comunque per il Distillery quella rimarrà la miglior partita della sua storia, poco importa quello che poi successe in Portogallo.


Fu la prima ed ultima volta che Finney e d Eusebio si incontrarono su un campo di calcio, furono due grandi campioni, ma di epoche diverse, quando Finney si ritirò nel 1960, Eusebio giocava ancora nella sua prima squadra, lo Sporting L. Marques, prima di passare, proprio all'inizio della stagione successiva al Benfica dove vi restò fino al 1975 diventando leggenda, quindi i due giocatori non si sfidarono mai in competizioni internazionali nè con i rispettivi Club, nè con le rispettive Nazionale, ma il destino li avrebbe fatti in qualche modo incontrare di nuovo, entrambi infatti sono ora lassù in cielo a dare spettacolo dando calci ad un pallone in mezzo alle nuvole, entrambi ci lasciarono nel 2014, il 5 gennaio Eusebio ed il 14 febbraio Finney, entrambi hanno lasciato ricordi indelebili per il mondo del football e non solo e mi piace immaginarli così, che giocano a pallone, quello che hanno saputo fare in modo divino.
Nei giorni delle loro morti furono tantissimi i riconoscimenti da parte di tutto il mondo del football, ma è bello sapere che anche il Distillery FC, ora Lisburn Distillery FC, volle onorare quello che fu per una sola notte un loro calciatore, il loro miglior calciatore di sempre, osservando un minuto di silenzio prima della partita che seguì alla sua tragica scomparsa. 


    


Il 25 settembre 1963 il Lisburn Distillery FC volle ricordare con una cena il 30° anniversario di quell'incredibile partita e, come racconta l'attuale Club Director Terry Thompson, anche Sir Tom Finney venne invitato all'evento, ma fu costretto a rinunciare perchè in quel periodo sua moglie era malata.
Thompson era presente quella notte del 1963 e ricorda ancora benissimo quella partita e la fantastica prestazione di Finney, queste le sue parole: ""Mi ricordo bene la reazione della folla quando Tom  scese in campo, la mia memoria è viva e ricordo come faceva sembrare ogni cosa così semplice e, in particolare, la sua posizione. Sembrava che stava in posizione verticale rispetto agli altri giocatori e la pioggia torrenziale che cadde quella notte non sembrò fare nessuna differenza per lui mentre scivolava con il suo gioco che mostrava la sua classe indubbia in molte occasioni. "
Molto simpatico e significativo quello che poi Thompson racconta a proposito della cena commemorativa, un dettaglio che ci fa ancora una volta capire la personalità di Sir Tom, un vero gentleman dentro e fuori dai campi di calcio: "Io personalmente avevo parlato a Sir Tom al telefono per invitarlo, lui avrebbe accettato e sperava di poter fare il viaggio a Lisburn, ma purtroppo proprio in quel periodo sua moglie si è ammalata e così non ha potuto partecipare.
"Alla cena tutti i giocatori hanno ricevuto in ricordo una campana di cristallo tagliata e con incisa la data della partita contro il Benfica e, dato che Sir Tom non era stato in grado di partecipare, ho inviato per posta la sua campana presso la sua casa a Preston.
"Be'... un paio di settimane più tardi un pacco è arrivato a casa mia, conteneva la campana di cristallo che mi venne restituita con una bella nota di Sir Tom che ci ha ringraziato per un dono così generoso, ma che ci ha chiesto che il Club tenesse la campana nella speranza che quando le persone l'avrebbero vista avrebbero ricordato notte in cui a Tom Finney venne data la possibilità di realizzare il suo sogno di giocare una partita di calcio europeo grazie al permesso di poter vestire per quella notte la maglia del Distillery Football Club, è stato da parte sua un bel gesto, un gesto da veri gentiluomini."

http://www.lisburntoday.co.uk/sport/football/tom-finney-remembered-1-5890917




Questa partita sarà per sempre ricordata dal Distillery e dai suoi tifosi, nonostante il 5-0 con cui il Benfica avrebbe poi vinto a Lisbona eliminando gli irlandesi da quella che per ora rimane la loro unica apparizione nella Coppa dei Campioni, ma per noi tifosi del Preston North End verrà per sempre ricordata come" Quando Finney affrontò Eusebio".    




martedì 22 marzo 2016

Gentry Day 2016, Bolton

Londra 2013, Griffin Park, Brentford vs Preston North End, il mio primo "Gentry Day", impossibile da dimenticare, tante cose sono cambiate da allora, innanzitutto il mio rapporto con i tifosi che da quel giorno si è trasformato, con alcuni di loro, in una bellissima amicizia, ma quello che non è cambiato è il mio tifo per questa meravigliosa squadra e la mia voglia di partecipare ancora a questa giornata così speciale ed importante per ogni Northender.
Quel Gentry Day lasciò il segno dentro di me... Il Gentry Day , già... una giornata che non significa soltanto mettersi in testa una bombetta, vestirsi in modo elegante, fare festa, cantare e sperare che la squadra vinca, no.. il vero significato è un altro e vi assicuro che ogni tifoso del North End lo conosce bene e lo sente vivo dentro di sè perchè in questo giorno noi ricordiamo i nostri amici che purtroppo ci hanno lasciati, li salutiamo con rispetto e malinconia, ricordiamo ogni persona legata al Club che ha abbandonato i propri cari, ma non dimentichiamo nemmeno di rispettare anche il ricordo degli avversari che hanno avuto la stessa sorte.
Noi siamo la Gentry, la Gentry del Preston North End, siamo più che tifosi della stessa squadra, siamo amici legati da qualcosa di più grande, qualcosa che ci porteremo sempre dentro, qualcosa che non si può cancellare.
Sono contento ed onorato di farne parte, così come ogni tifoso del North End, anche chi non ha ancora avuto la possibilità di parteciparvi, per me condividere questa giornata è importantissimo ed ha un significato davvero speciale, così tanto da farmi preferire questa partita a qualsiasi altra, mi fa preferire una trasferta contro il Bolton ultimo in classifica piuttosto che una trasferta a Blackburn dove più di 7.000 tifosi del PNE andranno per rivivere finalmente questo attesissimo derby.
Nel 2014 andai in trasferta a Bristol convinto che il Gentry Day venisse organizzato per la partita di Ashton Gate contro il Bristol City, ma poi invece la scelta cadde nuovamente su Griffin Park, nel 2015 aspettai che la scelta fosse sicura e così prenotai per Nottingham dove il Preston avrebbe giocato a Meadow Lane contro il Notts County... ma anche qui accadde un imprevisto, certo, un imprevisto molto bello, dato che i ragazzi ottennero una fantastica qualificazione in FA Cup che gli avrebbe permesso di sfidare a Deepdale il grande Manchester United, ma un imprevisto che mi impedì anche in questo caso di partecipare nuovamente al Gentry Day visto che il match contro i Red Devils fece rinviare quello contro i Magpies... intendiamoci, è stato splendido andare a Deepdale per quella sfida di grande prestigio, ma per per rivivere le emozioni del giorno più sentito della stagione ho dovuto aspettare il 12 marzo 2016 per la sfida in trasferta contro il Bolton Wanderers, una sorta di derby per il PNE, ma di certo in nessun modo sentito come quelli contro Blackpool, Burnley e Blackburn, anzi con i Trotters non c'è alcuna rivalità, semmai quasi un pò di simpatia.
Ed arriviamo quindi al racconto di questo nuovo appassionante viaggio, breve, ma denso di bellissimi ed indimenticabili momenti che resteranno per sempre scolpiti nel mio cuore; io e Silvia partiamo come sempre da Bergamo con direzione Manchester dove arriviamo intorno alle 19,00 inglesi, giusto in tempo per prendere il treno per Horwich alle 19,29, già Horwich perchè il Macron Stadium, nuovo stadio dei Trotters, è situato appunto in questa piccola cittadina nella periferia di Bolton, lo stadio si trova a due passi dalla stazione dove c'è  anche l'Arena e l'albergo in cui avremmo pernottato per i successivi tre giorni.
Nel corso del viaggio prima in aereo e poi in treno non ho fatto altro che pensare a quello che sarebbe stato questo Gentry Day, agli amici che avrei finalmente rivisto, all'emozione di condividere con tutti loro questa giornata così speciale ed unica, alla voglia di sentirmi ancora una volta uno di loro, cantare, bere, far festa, sostenere la squadra con loro, ma sempre nel ricordo e rispetto del significato così serio ed importante che caratterizza questo giorno.
In valigia l'irrinunciabile bombetta e la nuova bandiera che ho voluto realizzare per associare ed in qualche modo unire le città di Preston e la mia città, Lecco, pur sempre identificandomi nei GBS, il nostro "Italian Branch", e per onorare il North End e la "Gentry".
In circa mezz'ora arriviamo ad Horwich, una stazione un pò "fredda" e poco accogliente rispetto a quanto può invece essere quella di Preston, ma forse si tratta solo di un sentimento personale dato che ormai la città del PNE la sento un pò anche mia ...
Appena usciamo dalla stazione la prima cosa che vediamo è la scritta illuminata "Macron ".. bene, il mio Gentry Day è già iniziato, la sola vista in lontananza dello stadio che ospiterà questa partita mi riempie di adrenalina e di voglia che arrivi presto quel momento, immagino già l'ondata di Northenders con la loro bombetta in testa, i loro vestiti eleganti e la loro allegria.


In pochi minuti arriviamo a piedi all'albergo dove troviamo subito una gradita e divertente sorpresa... il nostro amico Trevor ci ha lasciato una busta contenente la preziosa ricevuta dei biglietti acquistati per la partita ed anche due lattine di "Boddington's", un chiaro riferimento al ricordo dell'ultima trasferta a Preston quando questa birra... diciamo cosi... fu la protagonista della serata dopo il match giocato contro l'Ipswich... 
Un chiaro segnale di Trevor ed un simpatico modo di darci il bentornato in Inghilterra, o meglio, nel Lancashire!
Dopo pochi minuti io e Silvia ci tuffiamo subito nel pub caldo ed accogliente posto proprio di fronte all'albergo, non vediamo l'ora di mangiare e bere qualcosa, il viaggio è stato piacevole, ma anche lungo e stancante e pochi istanti dopo sono contento di avere al mio tavolo una bottiglia di Bulmers, il sidro alla mela che preferisco, fresco e dissetante, ed un piatto di fish & chips, giusto per sentirmi ancora di più nella Terra che amo, che gusto con immenso piacere, aspettavo questo momento dalla scorsa estate!
Dopo aver cenato la stanchezza si fa sentire e fa abbastanza freddo, ma non resisto alla tentazione di fare due passi per andare a vedere da vicino lo stadio del Bolton Wanderers e la statua di Nat Lofthouse, la leggenda di questo Club.
Oltre a seguire il Preston sono anche un grande appassionato di stadi britannici ed è di certo una bella emozione poterne vedere un altro dal vivo anche se in questo caso non si può parlare di un tipico impianto "old style", quelli che maggiormente amo, dato che il Macron Stadium, come si può anche immaginare dal nome preso dallo sponsor, è uno stadio moderno, bellissimo nella sua specie, ma al quale manca quel tipico fascino british e la storia, essenziale per farlo veramente già sentire la casa dei Wanderers.
Soddisfatto e contento concedo finalmente a Silvia la possibilità di tornare in albergo dove un caldo letto ci aiuta a dormire serenamente ed allietati, almeno nel mio caso, dal pensiero di quello che sarà il giorno dopo, non vedo l'ora e spero che arrivi presto mattina!
Anche dalla finestra della camera posso vedere la facciata principale dello stadio e quando mi sveglio la mattina seguente lo riesco a vedere con la luce del giorno.


La giornata inizia nel migliore dei modi grazie alla deliziosa "Full English Breakfast", altra caratteristica dei nostri viaggi nel Regno Unito alla quale non si può rinunciare, e prosegue poi allo stadio dove dobbiamo recarci al Ticket Office per ritirare i nostri biglietti e ne approfittiamo per visitare meglio lo stadio, alla luce del sole, e scattare un pò di foto ricordo.
Andiamo poi allo shop ufficiale del Bolton dove acquisto un paio di spille per la mia collezione, oltre alle maglie ufficiali della stagione in corso e della stagione passata in vendita con sconti irrinunciabili al prezzo di 10 e 5 sterline!








Nello shop ci sono diverse foto e ricordi relativi ai giocatori del passato, come detto è uno stadio moderno, con poca tradizione e situato in periferia, ma la storia del Club è ben presente nella memoria di ognuno e l'amore per i Wanderers è evidente.
In attesa che arrivi mezzogiorno, l'orario dell'appuntamento con alcuni amici, visitiamo alcuni negozi posti in un centro commerciale all'aperto situato dietro allo stadio... altro esempio della modernità del Macron Stadium, l'impressione è che si sia voluta costruire una "piccola città dello svago" con lo shopping, lo stadio di calcio e l'arena... preferisco di gran lunga quei piccoli vecchi stadi che si trovano nel bel mezzo delle città, tra le case e le vie, lontani da centri commerciali ed altri luoghi di business che nulla hanno a che fare con il football, ma comunque devo ammettere che il Macron Stadium è davvero un bell'impianto, un piccolo Emirates, stadi molto belli, nulla da dire, ma ai quali mancano fascino, tradizione e quella tipica atmosfera che rievoca i vecchi tempi e chi ti fa sentire un vero tifoso ed appassionato di quel magico football che tanto amiamo.
Poco prima di mezzogiorno andiamo in albergo per prepararci, prendo la bombetta e la bandiera, simo pronti, è il momento tanto atteso ed all'orario stabilito Janice con la figlia Christine ed il compagno di quest'ultima, Mark, arrivano puntuali e pronti come noi a vivere in pieno questa giornata magica.
Dopo i saluti andiamo tutti insieme a piedi in direzione del Bee Hive Pub dove sappiamo che anche altri tifosi del PNE si incontreranno in attesa dell'inizio della partita, la gente ci guarda incuriosita dalle bombette che portiamo sulle nostre teste e quando arriviamo a destinazione il locale è già pieno di Northernders, la Gentry è arrivata e sta invadendo Horwich!


Troviamo subito alcuni amici come John, Bill, Tim ed altri, tutti sono felici di rivederci, sono sensazioni fantastiche, è bello sentirsi di nuovo a casa insieme a tante persone pronte a condividere con noi questo Gentry Day.
Ci sediamo ad un tavolo a bere qualcosa, appendiamo la nostra bandiera ad una finestra in modo che tutti possano sapere che ci siamo anche noi, siamo lì con tutti gli altri, pronti a vivere un giorno memorabile, arrivano altri amici tra i quali Andy, che mi regala delle spille sempre preziose per la mia collezione, e Ian, facciamo la conoscenza di altri tifosi, molti mi riconoscono e mi chiedono del Fans Club e dei motivi che mi hanno spinto a fondarlo ed a seguire questa squadra, l'atmosfera comincia a diventare quella che ho sempre sognato di vivere, in trasferta, nel pub in attesa di andare allo stadio, si comincia a cantare, alcuni tifosi intonano i tipici cori come "Can't Help Falling in Love", "The Whites go marching in", "Simon Grayson is a White" e così via, mi immergo senza pensarci facendomi trascinare dall'entusiasmo e dalla voglia di sentirmi ancora di più parte integrante di tutto questo, per loro è quello che succede ogni sabato, ma per me è qualcosa di speciale, qualcosa che ho finalmente l'opportunità di vivere di persona, ma che purtroppo so di non poter ripetere presto; questo mi spinge a godermi ogni secondo al massimo, non voglio perdermi niente, non voglio dimenticare mai queste emozioni, voglio sentirle mie, ma anche condividerle con gli altri tifosi, con Silvia, ma anche con chi tifa con la mia stessa passione per questa squadra, ma che non ha avuto la possibilità di essere presente come era successo a me negli ultimi due anni.














Il tempo passa e nemmeno me ne accorgo, ma per loro è così, ci si avvia verso lo stadio quando mancano pochi minuti alle 3.00 p.m. il classico orario delle partite nel sabato inglese, formiamo in piccolo corteo, ognuno di noi con la propria bombetta, molti vestono abiti eleganti, alcuni portano bastoni da passeggio o ombrelli, tipici elementi della classica figura da "Gentleman", è davvero bello dare un pò di colore a questo giorno, io sventolo la mia bandiera con orgoglio, alcuni tifosi del Bolton ci chiedono per quale motivo siamo vestiti in questo modo e spieghiamo loro il significato di tutto questo.



Arriviamo agli ingressi del settore ospiti, salutiamo Janice, Christine e Mark, con i quali ci rivedremo dopo la partita, e ci mettiamo in coda, mentre attendiamo di entrare incontriamo Liam, felicissimo di vederci ed una volta dentro veniamo subito riconosciuti da altri ragazzi, Michael, Jack ed altri, facciamo foto con la bandiera, si canta e si chiacchiera e poi finalmente troviamo anche Trevor, ma poi arriva il momento di andare sugli spalti, le squadre stanno per entrare in campo ed il ruggito della Gentry si fa sentire con tutta la sua forza e la sua voglia di sostenere i ragazzi oggi in maglia gialla.








Appena arriviamo al nostro posto ci accorgiamo di essere vicini ad altri amici, Anthony, Ben e John, ma c'è poco tempo per salutarsi perchè è già ora di immergersi in pieno nell'atmosfera della partita, cantando a squarciagola, incitando la squadra e urlando il nostro orgoglio, l'orgoglio di rappresentare il Preston North End, l'orgoglio di essere la Gentry sventolando le nostre bombette.










Questo è il senso di appartenenza che amo, inconsapevolmente mi faccio trasportare da tutto questo, per questi novanta minuti sarò anch'io un ragazzo di Preston, canterò "We are the Gentry" proprio come loro, urlerò  "Take my hand, take my whole life too" perchè è questo quello che sento, è questo quello che sono, un tifoso del Preston North End, niente di più.
Nonostante non ci sia rivalità con i tifosi del Bolton ci sono comunque gli inevitabili sfottò tra le due tifoserie, anche questo fa parte del tifo e della voglia di identificarsi nella propria squadra, nella propria città, ma al 33°, come di incanto, tutto lo stadio è unito nel ricordo delle 33 vittime della tragedia di Burden Park, vecchio storico stadio del Bolton, tifosi di questo Club che 70 anni fa persero la vita durante una partita di FA Cup.
Un momento straordinario, quasi commovente, siamo proprio noi a cantare e ad applaudire nel rispetto di quella tragedia e tutto lo stadio gradisce e si unisce a noi, idealmente PNE e Bolton sono uniti ed ognuno sente dentro di sè l'emozione di condividere questo gesto anche con i tifosi avversari, quelli che il minuto dopo riprenderanno a cantare per la propria squadra ed a deridere la tifoseria opposta.
Anche questo è il Gentry Day, anche questa è la Gentry del Preston North End e sono fiero di farne parte, di essere uno della Gentry.



Durante tutto il match abbiamo cantato senza sosta indipendentemente dal risultato, abbiamo continuato a sostenere la squadra anche nei momenti più difficili, mi sono ritrovato a soffrire prima ed a gioire poi con amici, ma anche con persone che non avevo mai incontrato prima, ma tutti parte della Gentry, tutti parte della grande famiglia del Preston North End.







Tutti sappiamo come è andata la partita, il Bolton è passato in vantaggio, ma nel secondo tempo il PNE ha prima pareggiato con un colpo di testa di Hugill ed ha poi rimontato segnando il gol decisivo all'86° con Doyle, la gioia derivante dai gol è stata impagabile, indescrivibile, soprattutto, come si può immaginare,  dopo quello del 1-2 che ci ha regalato una vittoria ormai insperata.... stavamo osservando la partita che stava volgendo al termine, sembrava che ormai il pareggio fosse il risultato più giusto ed al quale le due squadre si stavano accontentando, ma non era così, i ragazzi, come sempre, ci hanno provato fino alla fine e quando il tiro di Vermjil è stato deviato in porta da un tocco di Doyle nel settore ospiti è scoppiata una gioia incontenibile, quasi incredula, pochi di noi pensavano alla possibilità di conquistare i tre punti a questo punto della partita, ed allora abbiamo urlato la nostra esultanza, abbiamo saltato e ci siamo abbracciati, abbiamo inneggiato ai ragazzi che sono venuti a festeggiare sotto il nostro settore, qualcuno di loro si è messo in testa una bombetta tra quelle che i tifosi hanno lanciato in campo invitandoli ad indossarle.
E' stupendo pensare come un gol possa scatenare tanta felicità, tanto entusiasmo, ma è facile e scontato provare questi sentimenti quando tutto va bene, quello che più mi è sempre rimasto impresso è invece l'incitamento e l'attaccamento ai colori nei momenti difficili, nelle sconfitte e nella sofferenza.
Questo deve essere il calcio, lo sport, il tifo e la fedeltà alla propria squadra, questo è quello che voglio vivere, questo è quello che mi fa sentire un tifoso per davvero anche se, come è ovvio e giusto, si gioca per dare il meglio, per cercare sempre di vincere e quando i momenti di gioia arrivano sono il primo ad essere contento di poterli fare miei.






E così la partita è terminata tra i canti festosi, con i giocatori e Grayson sotto la curva ad applaudirci e noi ad inneggiarli, tre punti preziosi nella corsa ai play off, ma soprattutto una vittoria che ha contribuito a far diventare ancora più bello questo Gentry Day.
Scattiamo le ultime foto, salutiamo gli amici ed i tifosi conosciuti soltanto oggi e poi ci avviamo verso l'uscita con ancora negli occhi le immagini di festa e nel cuore le emozioni appena vissute, l'adrenalina è ancora alta ed avrei voglia di continuare a cantare, vorrei andare nei pub con i tifosi, ma tutti fanno ritorno verso Preston ed il pub vicino all'albergo, nel quale saremmo voluti andare con Janice, Christine e Mark, è riservato solo ai tifosi di casa e ci viene quindi negato l'accesso.
Non ci resta che salutare i nostri amici ai quali vanno i nostri sinceri ringraziamenti, sono stati compagni preziosi e ci hanno dimostrato ancora una volta tanto affetto e simpatia.
E' stata una giornata meravigliosa, avrei voluto che non fosse finita così presto, avrei voluto che la partita durasse di più. avrei voluto poter continuare i festeggiamenti, avrei voluto chiudere gli occhi e ripiombare al Bee Hive Pub o nel settore ospiti del Macron Stadium e allora l'ho fatto con la mia immaginazione, sorseggiando un caffè caldo nella camera d'albergo, riguardando poi le foto scattate durante quella giornata, foto che mi hanno fatto tornare in quei posti, con quelle persone, e rivivere in in un certo senso quelle emozioni, in un certo senso dico perchè sono emozioni che si possono vivere solo in quei precisi momenti e con quelle precise persone, emozioni da vivere di persona e non attraverso foto, racconti, immaginazione..
Ma la vacanza non è finita, è giusto portarsi dentro i ricordi di questa giornata, ma è ancora più giusto continuare a vivere in pieno questi pochi giorni di relax nella cara Inghilterra e godersi al meglio ogni istante, ogni situazione ed ogni luogo con Silvia, la sera ceniamo all'Harvester ed organizziamo la giornata successiva durante la quale visiteremo Stockport e Manchester.
La serata si conclude con gli Highlights della Football League e con Match of the Day, un altro classico irrinunciabile..
Il giorno seguente prendiamo il treno da Horwich in direzione Stockport, qui andiamo a vedere l'Edgeley Park, lo stadio dello Stockport County, è domenica e come sapevo la stadio è chiuso e non c'è nessuno a cui chiedere il permesso di entrare, mi accontento quindi di ammirarlo solo dall'esterno e di scattare qualche foto ricordo, questo sì che è uno stadio vecchio stile, situato in una via qualsiasi in mezzo alle abitazioni, i suoi riflettori si innalzano e dominano quella zona della città, splendido, sono contentissimo di averlo potuto vedere finalmente anche se resta il rammarico per non poter essere riuscito a visitarlo internamente.












La mattinata prosegue nel centro città tra negozi e vie tipiche con i pub e le villette, i monumenti ed il museo dei cappelli, l'Hat Work Museum, Stockport è infatti tradizionalmente famosa per la produzione di cappelli e non a caso il soprannome dello Stockport County è proprio "The Hatters".















Nel primo pomeriggio prendiamo il treno e scendiamo a Manchester Piccadilly, in stazione veniamo avvolti dal rimbombante suono dei cori dei tifosi del West Ham che nel pomeriggio affronteranno ad Old Trafford il Manchester United per una interessante sfida di FA Cup.
Usciamo dalla stazione e subito veniamo immersi nella folla del centro città, Manchester è come me la aspettavo e come l'avevo intravista tutte le volte che ci eravamo passati con il treno, una città grande ed affollata, bella, ma non caratteristica come ad esempio York o Chester, ma forse questo dipende anche dalla zona che abbiamo deciso di visitare, questo è il centro, probabilmente in zone meno centrali avremmo scoperto la vera Manchester, quella non per i turisti.
In ogni caso ci piace, ci sono molti negozi ed andiamo a cercare quelli che più ci interessano, come Fred Perry e Pretty Green, ma anche Size ? dove vado alla ricerca di un paio di Adidas; alla fine porterò a casa le Adidas Hamburg nere e gialle a prezzo scontato ed una polo Fred Perry con gli stessi colori... purtroppo il tempo passa velocemente, sono quasi le 5 p.m. ed i negozi stanno per chiudere, per caso passiamo davanti allo shop ufficiale del Manchester City e faccio giusto in tempo a comprare una spilla.... sempre per la famosa collezione...
Andiamo poi a cercare il Museo del Football, lo troviamo, ma purtroppo è già chiuso... mi sarebbe piaciuto molto visitarlo, ma il tempo a disposizione era poco ed ho preferito dare la precedenza alla visita all'Edgeley Park, stadio che da diversi anni sognavo di poter vedere.














La giornata a Manchester si conclude con una rilassante e squisita cioccolata calda da Starbucks, si torna poi ad Horwich, la vacanza sta giungendo al termine, ma per sfruttare ogni secondo a disposizione decidiamo che la mattina seguente saremmo andati a visitare anche Bolton...
Ed allora lunedì sveglia presto, le valigie per il viaggio di ritorno sono pronte, solita colazione a base di bacon, uova, salsiccia e poi andiamo a prendere il treno che ci porta a Bolton in cinque minuti; abbiamo poco tempo dato che in tarda mattinata dovremo partire per andare in aeroporto, giriamo per il centro, dominato dalla Town Hall, ed entriamo in qualche negozio, a dir la verità Bolton non mi è piaciuta più di tanto, ma il tempo a disposizione era davvero poco e purtroppo arriva presto il momento della partenza..














.. il momento più brutto di ogni vacanza, ma anche il più noioso e dispendioso, il viaggio in treno con la tristezza che mi accompagna e non l'entusiasmo e le aspettative che avevo in quello di andata, il check-in e l'attesa infinita in aeroporto, i preparativi per la partenza ed il viaggio in aereo che solo grazie alla musica proveniente dalle mie cuffie passa in modo rilassante e piacevole, riguardiamo le foto dei giorni scorsi e già mi chiedo quando sarà la prossima volta, ripenso a tutte le emozioni, agli amici, alla partita, al PNE ed ancora una volta mi rendo conto di quanto già mi mancano, di quanto sarà difficile attendere mesi per poter tornare a rivivere tutto questo... ma lo so, tifare una squadra lontana comporta soprattutto questo, tanta sofferenza dovuta all'impossibilità di vedere le partite dal vivo e dalla mancanza della condivisione di questa passione con gli altri tifosi, mi mancheranno tutti loro e l'atmosfera del pre-partita, mi mancheranno i cori, le esultanze, ma anche il fatto di condividere i momenti difficili per poterli superare con più facilità, ma sono convinto che ogni volta che tornerò vivrò ogni attimo con un'intensità che forse i tifosi abituali non provano, con delle emozioni talmente personali che non posso riuscire a descrivere a parole, provando sensazioni tutte mie anche in piccoli particolari che probabilmente per molti contano poco o fanno parte della normalità.
Quando torniamo a casa riguardo la mia bandiera, i regali di Janice, le spille, la maglia del Bolton, il match programme della partita e la bombetta... il simbolo più forte del Gentry Day, un semplice cappello che però per me ha un significato davvero particolare che mi riconduce sempre ai ricordi di tutte le emozioni provate, ecco, sono con queste emozioni che voglio finire il racconto di un viaggio che dentro di me non finirà mai. 

We are the Gentry